The Walking Dead – 9×02 The Bridge – Recensione by R.

Se l’annunciata uscita dallo show di Andrew Lincoln e Lauren Cohan rende i twist che li riguarderanno dei non-twist, questo episodio ha messo in chiaro che The Walking Dead vuole comunque riservarci delle sorprese.

La love story tra Jadis/Anne e il mezzo cieco Father Gabriel (che precisa di non essere cattolico, bensì episcopale quindi non sta peccando), gli “studi” di medicina di Enid – due fatti non so quanto interessanti – e l’avvistamento da parte della stessa Anne di quello che dovrebbe essere il medesimo elicottero visto nella stagione scorsa, sono sicuramente delle novità inaspettate (dell’elicottero ce ne eravamo praticamente dimenticati sia noi che gli sceneggiatori). Ma a tener banco è tutto ciò che rimanda al punto focale di questa stagione nove, ossia la crescente insofferenza interna a quello che ormai non è più un gruppo, ma una vera e propria comunità.

I campanilismi sono diffusi da noi, figuriamoci fra persone che si sono combattute sino a qualche mese prima tra sparatorie, esplosioni e zombie trasformati in armi. Occhiatacce e frecciatine sono solo la punta di un iceberg che se ne sta lì in attesa che questo nuovo mondo si lasci squartare e crolli a picco, con Negan spettatore più che interessato. Ritroviamo difatti il personaggio di Jeffrey Dean Morgan “condannato” alla prigione a vita con Rick che gli fa il resoconto di quanto stanno costruendo, una sorta di pena ulteriore laddove Negan può assaggiare quella nuova vita solo a parole, ma non ha alcuna speranza di farne parte. Nonostante i mesi già trascorsi dalla sua cattura, Negan non si lascia però abbattere, anzi, la sua pungente loquacità è più viva che mai e in poche frasi inquadra il rischio che Rick non sembra ancora vedere chiaramente. L’impiccagione voluta da Maggie e la sua ostilità verso i Saviors, la scomparsa di alcuni di questi ultimi, i dubbi di Daryl, le scaramucce interne, per Grimes sono tutti screzi risolvibili, una mera questione di tempo. Eppure gli eventi che accompagnano la costruzione del ponte dimostrano che così non è, che basta una piccola miccia per far scoppiare un putiferio, voluto o meno che sia. L’ex Savior Justin è l’idiota di turno che in quanto tale rappresenta il problema più lampante e che raggiunge il suo apice non suonando la sirena che dovrebbe tenere lontani gli walkers dal gruppo al lavoro sul ponte. L’attacco di una mandria di zombie, la fuga di alcuni uomini e il ferimento – con conseguente amputazione del braccio – di Aaron ne sono il risultato. Justin viene bandito, ma considerato l’attore che lo interpreta (Zach McGowan, conosciuto per i ruoli del pirata Charles Vane in Black Sails e di Roan in The 100) è chiaro che non abbiamo ancora visto la sua ultima scena nella serie. Ed infatti è lui il protagonista del cliffhanger finale: allontanatosi dalla comunità incontra qualcuno che riconosce e che sembra colpirlo/rapirlo, lasciandoci intuire che dietro la scomparsa degli ex Savior non c’è una fuga volontaria. Di chi si tratterà?

Questa settimana il lato oscuro di Maggie va incontro ad una leggera decelerazione; dopo essersi rifiutata di inviare il cibo al Sanctuary perché non è arrivato il dovuto rifornimento di carburante, cambia idea e si mostra leggermente più disponibile al dialogo e al compromesso. L’alcolismo di Earl (l’uomo che ha tentato di ucciderla) le ricorda quello di suo padre Hershel e proprio in virtù dell’uomo buono ed integro (mai avremmo pensato che avesse sofferto di una dipendenza) che Michonne e gli altri hanno avuto modo di conoscere, Maggie decide di dare ad Earl una seconda possibilità. La leader di Hilltop ci tiene però a precisare che accanto a persone che meritano altre possibilità come Hershel e Earl, ce ne sono altre tipo Gregory che invece non si possono redimere: un’amara sacrosanta verità! L’atteggiamento di Maggie può farmi storcere il naso, ma devo riconoscere che stavolta sembra l’unica, insieme a Daryl, a voler guardare la realtà dritta in faccia, senza i fronzoli buonisti del nuovo inizio di cui si riempiono la bocca Michonne e Rick. È vero che nel caso delle scorte di carburante, il cliffhanger finale lascia intendere che gli ex Savior non stiano affatto tentando di fare i furbi. Ma è altrettanto vero che le acrimonie fra i gruppi non si sono ancora sopite, così come è tuttora viva l’insoddisfazione degli ex Savior. Ciò comporta che se qualcuno dovesse tendere loro la mano, le crepe si allargherebbero inesorabilmente: sia che i Savior vengano fatti apparire colpevoli di qualcosa, sia che ricostituiscano un gruppo ostile a Rick&Co., la ricostruzione dell’ultimo anno e mezzo crollerebbe in un batter di ciglia e Rick con essa, spianando la strada al ritorno di Negan sul trono.

Al pari della premiere non posso definirla una puntata entusiasmante, certamente però siamo a tutt’altro livello rispetto agli inutili e ridondanti episodi degli ultimi anni. Dopo troppo tempo sembra veramente che ci sia una storyline in grado di svilupparsi e reggere nel corso dei prossimi mesi, una storyline che condurrà all’uscita dallo show del suo indiscusso protagonista e che rende quindi inevitabile chiedersi costantemente in che rapporto questa si pone con gli eventi in corso. Sarà Negan ad ottenere vendetta o Rick deve guardare da tutt’altra parte?

Voto all’episodio: ♥♥ 1/2 – io da Enid non mi farei tagliare neanche un centimetro di capelli, figuriamoci il braccio!

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

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