The Walking Dead – 9×05 What Comes After – Recensione by R.

Le due puntate precedenti sono state buone tra passi avanti, scoperte ed emozioni, confermando la buona strada su cui si è finalmente messo lo show. Cosa abbiamo imparato? Che il tempo guarisce tutte le ferite? Non proprio, le trappole di Oceanside ai danni dei Saviors e la partenza di Maggie per la sua vendetta contro Negan lo dimostrano. Abbiamo però imparato che Anne/Jadis è più complicata e critica della stagione precedente e soprattutto che il bromance Rick-Daryl è più bello di qualsiasi ship, spiace Michonne, ma è così. E tutte queste informazioni trovano il loro compimento in quello che è l’episodio finale di Andrew Lincoln in The Walking Dead. Rick Grimes, il protagonista assoluto della serie, colui che ci ha condotto passo passo in questo mondo post-apocalittico, esce di scena definitivamente.

La conclusione dell’episodio 4 lo aveva annunciato, cogliendo un po’ di sorpresa perché se è vero che sapevamo da tempo che questa sarebbe stata l’ultima stagione di Andrew Lincoln, non mi aspettavo che accadesse tanto in fretta. Rick Grimes ci dice addio a tre episodi dal Mid-Season Finale, un po’ come Ragnar Lothbrok che mi colse totalmente impreparata morendo ben prima del finale della quarta stagione di Vikings. La puntata non lascia adito a dubbi sull’addio dello Sceriffo, è difatti un viaggio nella sua vita dal momento in cui lo abbiamo conosciuto nel pilot, ossia quando la comparsa di quel terzo uomo cambiò tutto per lui. Sospeso tra la vita e la morte, Rick lotta per proteggere la sua famiglia ancora una volta, perché questo è ciò che ha sempre fatto. Anche quando era Ricktatorship, quell’uomo autoritario e intransigente in cui si era trasformato dopo Shane, Grimes ha comunque sempre agito per il bene delle persone che gli erano accanto. E quelle persone sono diventate la sua famiglia, non solo Lori e Carl come quel “I need to find my family” fa pensare inizialmente: tutti loro sono la sua famiglia. Nonostante il sanguinamento incessante della ferita al ventre, lo Sceriffo trova la forza di proseguire a cavallo per allontanare la mandria di walkers da Hilltop in un percorso che ovviamente richiama il pilot, laddove sempre a cavallo Rick raggiungeva Atlanta alla ricerca della famiglia di allora, Lori e Carl appunto, dopo essersi risvegliato in ospedale.

Ed è durante questo tragitto, nei periodi in cui perde i sensi, che Grimes rivede volti e luoghi del passato che gli danno la forza di affrontare il suo atto finale. Non poteva mancare Shane, colui che ha portato a galla quel lato di Rick che i due avevano in comune: Shane aveva spinto Rick al limite, ma al tempo era proprio di quel Ricktatorship che la famiglia aveva bisogno. Shane non si smentisce neanche dopo la morte, chiedendo all’amico della sua “little girl”, non una sorpresa considerato che Rick tempo fa aveva confessato a Michonne di sapere che Judith non fosse biologicamente sua figlia, però diamine Shane! Rivediamo Hershel – un colpo al cuore dopo la morte del suo interprete Scott Wilson poche settimane fa – un punto di riferimento per Rick, colui che per primo gli aveva mostrato che nonostante il male dominante attorno a loro, ci poteva comunque essere un’altra via. Ed anche stavolta Hershel dice una cosa fondamentale perché Rick possa andare avanti: parlando della figlia riconosce quanto Maggie sia forte e quindi in grado di cavarsela nonostante tutti coloro che ha perso. È implicito che lo stesso possa valere anche per gli altri. La conclusione di questa presa di consapevolezza arriva con Sasha, che spiega a Rick che non ha bisogno di ritrovare la sua famiglia perché questa non è perduta così come non lo è lui. Se Shane e Hershel sono scelte immediatamente comprensibili, quella di Sasha lo è meno. Tuttavia nella prospettiva dell’ultimo sacrificio di Rick Grimes forse proprio lei è la più adatta: Sasha ha lottato sino alla fine per la sua nuova famiglia, fino al punto di sacrificare se stessa per concedergli la chance di vincere contro i Saviors. Ed anche Rick è chiamato al medesimo ultimo sacrificio.

Sul ponte in costruzione Grimes ritrova la sua famiglia attuale e per qualche secondo si lascia andare alla speranza di non dovergli dire addio. Ma è solo un’illusione e nello stesso momento in cui Michonne, Daryl, Carol e Maggie stanno per raggiungerlo, lui comprende ciò che deve fare per metterli al sicuro un’ultima volta, consapevole che può lasciarli perché sono forti e se la caveranno. Rick fa esplodere il ponte bruciando gli zombie che crollano nel fiume e condannando se stesso. Il tutto davanti agli occhi della sua famiglia, Michonne trattenuta da Carol e Maggie, Daryl in lacrime che deve dire addio a quello che solo poco prima aveva chiamato “fratello”. Addio Rick Grimes.

O forse no. In una scena che porta ad un sonoro WTF?! Anne/Jadis avvista il corpo di Rick trascinato a riva e lo usa per ottenere un passaggio sul famoso elicottero: qualunque cosa significhi, Rick è una B, non una A come Gabriel, ma a chiunque sia sul mezzo basta. E così Rick, gravemente ferito, ma ancora vivo, viene portato lontano da lì. Dove non si sa. Si sa però che mentre la serie The Walking Dead ha visto la sua ultima scena con Andrew Lincoln, lo stesso non può dirsi per la AMC: la rete americana ha infatti in progetto ben tre film che seguiranno Rick Grimes dopo questo viaggio in elicottero.

Di certo non tornerà nella serie e questo è confermato non solo dagli addetti ai lavori, ma dai fatti stessi perché la puntata si conclude con un nuovo salto temporale di ben sei anni sino a quando un gruppo di sconosciuti accerchiati dagli walkers viene salvato da una bambina armata di katana, pistola e cappello da Sceriffo: ecco a voi Judith Grimes. Non avete avuto la pelle d’oca a quella presentazione stile James Bond? Rick non è tornato in questi sei anni, mentre la sua famiglia è ancora lì, così come gli zombie e dalla prossima puntata vedremo se e quanto il tempo li ha cambiati.

Un episodio incentrato unicamente sull’addio a Rick Grimes non sarebbe stato male, tuttavia se la perdita di tempo su Anne ha avuto poi la sua spiegazione, lo spazio dedicato allo showdown tra Maggie e Negan ha tenuto perfettamente testa alla storyline dello Sceriffo. Maggie è pronta a mettere in atto la sua vendetta, un male che non riesce ad estirpare nonostante la nascita del piccolo Hershel e il trascorso anno e mezzo. È talmente risoluta nel suo proposito che perfino Michonne si arrende e le lascia le chiavi della cella di Negan. Ma Negan non c’è, o almeno non c’è più l’uomo che aveva ucciso Glenn, al suo posto c’è solo una povera anima che vuole morire il prima possibile per ricongiungersi con la donna che amava, Lucille. Negan implora Maggie di ucciderlo, prima provocandola, poi pregandola; Negan vuole morire, ecco perché Maggie non lo accontenta, perché quella pena che prima le sembrava troppo lieve ora le si presenta come l’unica giusta.

Una puntata commovente dove la consapevolezza del destino di Rick non intacca l’emozione della visione. I riferimenti al passato (dall’ospedale ad Atlanta, alla fattoria) non possono non fare effetto, seppure con quelle piccole differenze che allo spettatore affezionato saltano all’occhio mettendolo in allerta sul significato di ciò che sta vedendo – ne è un esempio la scritta sulla porta che nel pilot diceva “don’t open, dead inside” e qui invece è “don’t open, dead outside” con il don’t barrato. Non manca qualche momento che fa storcere un po’ il naso, tipo il cavallo che non fugge appena ha gli zombie ad un metro e la titanica resistenza di Rick (va bene l’adrenalina, ma come fa a non morire dissanguato e anzi, ad avere ancora la mira con la pistola?). Ma questi meh sono messi da parte dal rilievo dell’episodio e dal suo significato per il futuro. Fino alla sua visione dubitavo di poter continuare a seguire senza Rick, mi sarei fatta forza unicamente per Daryl, ma per la prima volta The Walking Dead rinnova seriamente se stesso con un finale che ci pone tantissimi interrogativi a cui non vediamo l’ora di dare una risposta. Dopo stagioni dove il tempo sembrava essersi fermato, la serie AMC fa non uno, ma ben due salti temporali a distanza di pochissime puntate l’uno dall’altro. Questo nuovo balzo nel tempo ha ovviamente una portata di gran lunga maggiore: sei anni incidono inevitabilmente non solo sui personaggi, ma anche sulla portata di un’apocalisse che, vista la costante folta presenza di zombie, sembra proprio non avere mai una fine. A che punto sarà l’umanità con la rinascita e la lotta agli walkers?

Voto all’episodio: ♥♥♥♥ – Si possono trattenere le lacrime finché si vuole, ma quando Daryl piange, piangi anche tu

[Questo post lo trovate anche dalla nostra affiliata Andrew Lincoln Italy, che ringrazio per la collaborazione]

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