The X-Files – 10×03 Mulder and Scully Meet the Were-Monster – Recensione by R.

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Crisi di mezza età scongiurata per Mulder. E tutto grazie ad un uomo-lucertola o meglio ad una lucertola-uomo. Un episodio scritto e diretto da Darin Morgan che torna quindi a The X-Files con una puntata ironica e a tratti surreale (e stiamo parlando di una serie su mistero e alieni).

Sebbene non sia una grande fan di questo genere di episodi (ok la storia del mostro, ma se si mantiene nell’ambito del thriller), riconosco che questo ha il suo perché rispetto al percorso di Mulder. Premessa: in teoria “Founder’s Mutation” (10×02) doveva essere trasmessa come quarta puntata, mentre “Home Again” – in onda la prossima settimana – era originariamente prevista come seconda; un salto nel tempo innocuo vista la natura autoconclusiva degli episodi andati in onda, ma che si può notare dall’ufficio di Mulder e Scully: qui è ancora spoglio, mentre nella precedente i due agenti erano già ben organizzati. Alla luce di questa differente cronologia si spiega anche perché Fox sia alle prese con una più che comprensibile crisi di fede – nemmeno accennata in “Founder’s Mutation”. Dopo la grande rivelazione della premiere è naturale che l’uomo guardi alla sua attività passata con disillusione, pensando che forse è stata solo una gran perdita di tempo. Questo a maggior ragione con riferimento ai mostri incontrati lungo la strada, ad oggi rivelatisi mere trovate pubblicitarie o simili. Il Mulder di “The truth is out there” e “I want to believe” lascia il posto ad un uomo sfiduciato e disincantato, per cui il più grande mistero è capire come funziona la nuova app installata sullo smartphone.

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Il mostro assassino dell’Oregon arriva con il sapore o dell’ennesima beffa o del passo necessario perché Fox ritorni in sé. Un uomo-lucertola morde le sue vittima alla gola, indossa mutande bianche e non è chiaro se ha due o tre occhi. Tra i testimoni una coppia strafatta, una prostituta che lo ha preso a borsettate e il portiere guardone di un motel. Ogni dettaglio sembra una presa in giro per il nostro Mulder. Eppure quando il portiere gli assicura di aver visto un uomo trasformarsi in lucertola, Fox torna a voler credere, dando vita ad un divertente monologo in cui ribatte in anticipo ad ogni possibile obiezione di Dana. “Yeah, this is how I like my Mulder” esclama quest’ultima e non possiamo non concordare.

Peccato che più andiamo avanti più anche la battuta successiva di Scully diventi plausibile “You’re batcrap crazy!”. Fox incontra infatti l’uomo-lucertola, Guy Mann (dopo una chiacchierata alquanto strana con il presunto psicologo di quest’ultimo), che si lancia in un racconto surreale della durata di diversi minuti. Non è l’uomo ad essersi trasformato in una lucertola dopo un morso (una lucertola mannara), ma l’esatto contrario; è la lucertola ad essere diventata uomo ed ora continua a passare dall’una all’altra forma senza controllo, barcamenandosi tra l’assurdità e la bassezza della vita umana da un lato e quella semplice e tranquilla da lucertola dall’altro. Non so perché suoni più irreale che una lucertola diventi umana piuttosto che il contrario, ma è così. Perfino Mulder ha difficoltà a convincersi. Eppure è più facile dare una chance a questa storia paradossale piuttosto che credere anche per un solo istante che Dana Scully si sia trasformata in una vamp seduttrice. Di tutte le immagini assurde del racconto di Guy l’unica a cui sia Mulder che noi non diamo credito nemmeno per un istante è quella che vede Scully fare sesso con lui. Su tutto il resto possiamo pure avere il dubbio, ma su una scena di sesso con protagonista Dana no.

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(I nomi sulle lapidi, Kim Manners e Jack Hardy, sono di un produttore e un assistente di regia della serie originale ora deceduti).

È Scully, ovviamente grazie alla scienza, a svelare il mistero del serial killer dell’Oregon: niente di soprannaturale, l’assassino è l’accalappiacani, protagonista di una confessione che sembra una parodia di Criminal Minds. Mulder informa Guy, in procinto di andare in letargo fra i boschi, della risoluzione del caso e proprio quando gli stringe la mano, l’uomo si trasforma in lucertola, restituendo a Fox quella volontà di credere che lo ha sempre caratterizzato. In un certo senso i due si sono aiutati a vicenda, ma soprattuto Guy ha aiutato Mulder a tornare ad essere se stesso e a fargli accettare che spesso è inutile cercare una logica nelle cose “There isn’t an external logic to any of it”. Una battuta che potremmo sfruttare per diversi show televisivi oltre a The X-Files: possiamo credere in quel che ci offrono, seguirli nel loro sviluppo e basta; trovargli una logica o una spiegazione scientifica sarebbe inutile.

Siamo già a metà di questa miniserie, altra ragione per cui non ho apprezzato molto il taglio comico e surreale dell’episodio; ne abbiamo a disposizione solo sei, la comicità e la leggerezza mi vanno bene dosati per qualche minuto qua e là, non per un’intera puntata. Perlomeno è servito a Mulder per superare la crisi e ora l’agente può tornare sul campo come il Fox che è sempre stato. Fox Mulder è colui che vuole crederci, al di là della logica, della scienza e del buonsenso e, come ha detto Scully, è questo che ci piace di lui. E se lui ci vuole credere, ci voglio credere pure io; anche si dovesse trattare di Scully che salta addosso al primo al che passa!

[Questo post lo potete trovare anche presso la nostra affiliata X-Files Blue Book/X-Files Italian Fan Club che ringrazio per la collaborazione]

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