The X-Files – 10×06 My Struggle II (Finale) – Recensione by R.

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La miniserie di The X-Files è giunta al termine. Sapevamo che era un evento e in quanto tale destinato ad una conclusione definitiva, non un one night stand, ma quasi. Chris Carter evidentemente non è d’accordo e si è impegnato per sfidare la FOX a rinnovare la serie per quella che di fatto sarebbe la sua undicesima stagione. Il finale si è infatti chiuso con un cliffhanger dinanzi al quale le scene post credits di X-Men che anticipano il film successivo appaiono più conclusive.

“My Struggle II” è speculare alla premiere “My Struggle” sotto ogni aspetto, perfino per la web cronaca di Tad O’Malley. Il primo episodio si apriva con un monologo di Mulder, questo con uno di Scully: la donna racconta come e perché è arrivata alla sezione X-Files dell’FBI e soprattuto il percorso che l’ha portata a mettere in dubbio le sue tanto care certezze scientifiche; Dana riassume inoltre quanto scoperto sei settimane fa, tra l’elite internazionale con manie di onnipotenza e il suo DNA alieno. Ed è da questi ultimi che prende il via una puntata che vede Scully protagonista; se nella premiere se ne stava in ospedale rifiutando la teoria complottista di Mulder, ora è la prima a riconoscerne il compiersi: è lei quella impegnata a lottare per salvare l’umanità dall’imminente apocalisse. Il suo Mulder è lontano, per diversi minuti non sappiamo neppure che fine abbia fatto: casa sua è sottosopra e lui è scomparso.

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Chris Carter imbastisce un’apocalisse pseudoscientifica che grazie agli appigli alla realtà odierna (ultimo il riferimento all’anno più caldo mai avuto) risulta particolarmente inquietante. Nel giro di pochi minuti la popolazione americana – e poco dopo pure quella europea – soffre delle più svariate malattie, dalla contaminazione da antrace al semplice raffreddore, tutte indistintamente letali perché il sistema immunitario umano viene abbattuto dallo Spartan Virus. Quest’ultimo è stato iniettato alla popolazione attraverso i vaccini contro il vaiolo somministrati decenni fa e poi trasmessi per via ereditaria. Ora lo Spartan Virus entra in azione e solo chi è dotato di DNA alieno ne è immune; quindi, a differenza di quanto Scully aveva creduto originariamente, il DNA alieno non è la condanna della razza umana, bensì la sua salvezza. Ad illuminare Dana su questa realtà dei fatti è un volto del passato, l’agente Monica Reyes (Annabeth Gish). Considerando che è la donna che l’ha aiutata a partorire, come ha fatto a non riconoscere subito la sua voce quando perfino io ho capito chi era? Questo dettaglio a parte, gli agenti Reyes e Doggett (lui dov’è?!) non avevano riscosso grande successo, d’altronde prendere il posto di Scully e Mulder è praticamente impossibile. Adesso la Reyes riappare e scopriamo che ha venduto l’anima al diavolo: anni fa, per garantirsi la salvezza odierna, ha accettato di unirsi allo Smoking Man! Già non era amatissima e la fate tornare così?

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Monica si salva soddisfacendo l’unica debolezza dello Smoking Man, ossia accendendogli le sigarette. L’uomo è completamente ustionato, eppure fuma ancora attraverso il buco in gola, poco importa che il suo volto sia per metà ustionato e per l’altra mancante e sia costretto a coprirlo con una maschera stile Fantasma dell’Opera. Lo showdown fra Mulder e lo Smoking Man è inevitabile quanto necessario allo show: il secondo non è solo il grande burattinaio dietro ad ogni avvenimento, è la nemesi di Fox, nonché suo padre biologico. Lo Smoking Man sostiene di non essere responsabile di quanto sta accadendo, di aver semplicemente accelerato i tempi “People did. (…) Neither you nor I could save mankind from self-extermination. (…) Everyone still dies in the end”. Ma vuole salvare Mulder e farlo tornare dalla sua Dana; secondo la Reyes perché vuole bene a Fox e probabilmente è vero, gli vuole bene, a modo suo: i loro percorsi sono da sempre legati, d’accordo far crollare il mondo intorno a sé, ma che vita sarebbe la sua senza Mulder? Fox ovviamente non accetta, lui non vende l’anima al diavolo, non si lascia tentare nemmeno per un secondo. Lo Smoking Man non si piega quando dice a Miller “Before he dies, tell him goodbye for me”, mantiene la sua superiorità, ma di fronte ad un Mulder che preferisce morire piuttosto che dargli ciò che vuole, non nasconde una punta di rammarico.

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Ora solo Scully può salvare Mulder – e il resto del mondo. Lei ha il DNA alieno – così come il figlio William per via ereditaria – e con l’aiuto dell’agente Einstein (che nonostante l’iniziale titubanza, migliora rispetto all’episodio precedente) cerca di usarlo per creare un vaccino. Ci riesce a tempo di record e raggiunge su un ponte Miller e Mulder. Per Fox però è troppo tardi, il vaccino non basta, servono le cellule staminali di William. Tanto parlare si è fatto del loro figlio nelle puntate scorse ed ora lui è l’unica speranza di salvezza, ma non hanno idea di dove sia e non c’è tempo. In ogni senso non c’è più tempo. Scully nomina il figlio e, come per Sveta nella premiere, una navicella aliena indirizza su di lei la sua luce – navicella aliena o replica di navicella aliena? L’ultima cosa che vediamo sono gli occhi di Dana. Titoli di coda.

Avevo messo in conto un finale aperto; o meglio, non mi aspettavo risposte ad ogni singolo interrogativo, ma almeno una conclusione sullo stile del precedente finale di serie o del film, insomma una conclusione che sembrasse tale seppur mantenendo un certo mistero. Questa non è una conclusione definibile come tale, è un cliffhanger a tutti gli effetti che urla per una nuova stagione. Ho accettato finali aperti come quello di Angel, misteriosi come LOST, ma questo no! Mulder sta morendo, la popolazione mondiale sta morendo, c’è la speranza di vedere William, Dana viene prese di mira da una navicella. Non puoi tornare dopo 13 anni e lasciarmi peggio di 13 anni fa! Dopo i due entusiasmanti episodi di apertura, questo revival ha giocato sull’operazione nostalgia con puntate che hanno ricordato sia i mostri settimanali sia l’ironia del passato. E ci sta anche, se hai a disposizione più puntate. Con solo 6 appuntamenti, non mi puoi gettare la bomba nel primo, riprenderla nell’ultimo e chiudere i battenti nel momento clou. Di fatto, tolta l’introduzione di Miller e Einstein, ai fini della narrazione potevamo fare a meno dei quattro episodi centrali e guardare solo i due “My Struggle”: un’ora e venti minuti, una durata perfino inferiore ad un nuovo film. In “My Struggle II” tutto procede velocemente, nel giro di cinque minuti il virus ha raggiunto l’Europa! Dobbiamo raccapezzarci con una marea di informazioni su DNA, virus, vaccini con cui pure Scully e Einstein fanno fatica a stare al passo. Per cosa? Per finire così?

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Presi gli episodi singolarmente, questo revival sarebbe anche andato bene. Il problema è che la storyline principale, che ribalta le nove stagioni passate, nonostante la sua complessità viene sviscerata in fretta in due puntate senza giungere alla minima risoluzione, anzi. Gli ascolti sono stati buoni, tali da rendere scontato il rinnovo per un qualunque altro show. Non però per un revival progettato per essere un evento. Al termine della sigla iniziale la scritta “The truth is out there” è stata sostituita da “This is the end”, peccato che lo sviluppo della storia indichi tutt’altro. Chris Carter otterrà il rinnovo o la FOX rimarrà dell’idea iniziale? Se fosse stato un finale di stagione, avrei adorato questo episodio e l’intera miniserie. Ma se dovesse rimanere un finale di serie, allora si è realizzato il rischio delusione paventato all’annuncio del revival.

Voto all’episodio: come Season Finale: ♥♥♥♥ OMG!

come Series Finale: Non Classificabile

[Questo post lo potete trovare anche presso la nostra affiliata X-Files Blue Book/X-Files Italian Fan Club che ringrazio per la collaborazione]

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