True Blood – 7×02 I Found You – by S.

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Una puntata memorabile questa: ci ha regalato una delle scene iniziali che passeranno alla storia, una notevole quantità di ansia nella parte centrale ed una scena finale che ha tramutato la gioia in tristezza.

Nella prima inquadratura compare l’inconfondibile profilo di Eric, e già questo basta a mettere lo spettatore in uno stato d’animo positivo; l’arrivo di Jason e il seguente discorso tra i due rende chiaro che si tratta di un sogno, ma questo non rende meno rilevante quello che succede (anzi, il risveglio di Jason sulla panca della chiesa non fa che aumentare l’ilarità). Il concetto di “scioccante” in True Blood è molto relativo e le scene di sesso omosessuale non sono certo una novità; l’impatto di questa sta nel fatto che, conoscendo i personaggi, è una cosa talmente distaccata dalla realtà da perdere qualsiasi connotazione sensuale ed essere soltanto molto divertente. Ancora più divertente sarebbe stato assistere al table read di questo episodio! Nel corso della puntata Jason ha anche contribuito ad alleggerire un po’ l’atmosfera cupa grazie ai siparietti comici con Andy: il mio preferito è stato quello sulla pizza forensics, una tecnica che andrebbe introdotta anche nei nostri processi, magari accelera i tempi della giustizia!

Superato il momento iniziale, True Blood ritrova l’atmosfera apocalittica della scorsa settimana con il viaggio di Sookie & Co. nella vicina città di St. Alice: luoghi abbandonati, preghiere e richieste di aiuto scritte a grandi caratteri sui muri, strade deserte e nient’altro che desolazione, fino al culmine della fossa comune in cui sono stati ammassati gli abitanti che i vampiri infetti non si sono portati via. Queste scene sembrano richiamare molto The Walking Dead: anche lì le case abbandonate si vedono spesso, ma penso soprattutto al pilot, quando Rick si sveglia in ospedale e incontra la porta con la scritta “don’t open, dead inside”, per poi uscire e trovare decine di cadaveri ammassati per terra. A questa angoscia latente si aggiunge un po’ di malinconia quando Sookie legge il diario della ragazza trovata morta (ricordiamoci che Sookie mostra sempre tutto il suo acume e se ne va in giro di notte per i boschi con il suo sangue fatato, e ovviamente si imbatte in un cadavere): quel diario sembra raccontare proprio la vita della nostra protagonista e ricordare Bill, oltre a dare la speranza di un happy ending per questa coppia (bye bye Alcide), la fa anche sentire più in colpa, pensa di se stessa tutte le cose orribili che sente nei pensieri degli altri abitanti di Bon Temps. Su questo punto bisogna spezzare una lancia in favore di Sookie: i vampiri non li ha mica inventati lei! D’accordo che per loro ha un debole, ed ha sicuramente contribuito a rendere la loro presenza più sentita a Bon Temps, ma non bisogna dimenticare che molto del legame tra lei e loro dipende dal suo essere mezza fata, cosa per cui non ha nessuna colpa; e di certo non è stata lei a diffondere l’hep-V, quindi potrebbero anche darle un po’ di tregua. La nostalgia di Bill si concretizza verso la fine dell’episodio, quando Sookie va da lui per assicurarsi che possa ancora percepire quando si trova in pericolo: un altro richiamo alle origini (dopo il ricordo del loro primo appuntamento), un altro indizio che il loro capitolo non è ancora chiuso.

Continua ed entra nel vivo anche l’aspetto di “Bon Temps contro tutti“: nonostante l’antipatia di Vince, i cittadini che prendono le armi e si preparano a difendersi (invece di stare a fare le pulizie al bar) è una cosa più che sensata, considerando ciò che dovranno affrontare; in questo contesto lo scontro con Adilyn non ha alcun senso se non quello di fornire a Jess il motivo di entrare in azione e convincere Andy a fidarsi di lei. Gran parte dei bontempsiani sembra sfogare contro i vampiri infetti tutto l’odio che ha sempre provato nei confronti di tutti i vampiri, sono spaventati ma anche molto contenti di avere una scusa per poterli sterminare tutti dimenticandosi del politically correct e dell’integrazione che sono stati il tema portante delle prime stagioni.

Lettie Mae non merita nemmeno un commento dato che si limita a passare da una dipendenza all’altra, è troppo schizzata persino per Lafayette (di cui sarebbe bello vedere più scene, magari contenenti anche una trama). L’apparizione biblica di Tara sembra confermare la sua morte, ma in molti ancora ne dubitano, anche perché la sua maker avrebbe quanto meno dovuto percepire la true death della sua progenie (va detto che Pam era impegnata in una roulette russa vampiresca).

Finalmente seguiamo più da vicino anche Arlene, che Carrie Preston sa sempre rendere coinvolgente ed irresistibile; non si può che concordare con lei quando decide di reagire affermando che non è sopravvissuta a quattro pessimi mariti, un fidanzato serial killer e un altro marito con tendenze suicide per finire a morire nella cantina del Fangtasia. Ciò che rende la situazione ancora più triste ed ingiusta è che i vampiri da cui è stata catturata, insieme ad Holly e Nicole, sono in ogni caso destinati a morte certa (come dimostra chiaramente la maestra Betty), anche senza nutrirsi di loro. Arlene davvero non se lo merita, e confido nel suo spirito di sopravvivenza; tra l’altro, la gravidanza di Nicole, che sembra sul punto di partorire, fornirà sicuramente l’occasione per qualche svolta nella storia.

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L’evento più rilevante, comunque, è la ricomparsa di Eric: Pam lo trova e ritrova anche un po’ della sua ironia in quel'”unfucking believable” nel momento in cui vede il luogo in cui si è rifugiato il suo maker (il significato di questi commenti ci è ancora oscuro, quindi immagino che ci aspetti qualche flashback sul loro passato). La felicità di sapere Eric in vita lascia il posto alla tristezza non appena viene inquadrato e si scopre che anche lui è stato infettato dal virus dell’hep-V. Avevo detto di aspettarmi svolte drammatiche, ma a questo non ero preparata! Ora non si tratta più di vedere i nostri protagonisti combattere l’epidemia, siamo solo al secondo episodio e già soccombono! La cosa sarà dura soprattutto per Pam, e glielo si legge in faccia: negli anni abbiamo imparato che per lei la vita senza Eric è praticamente inconcepibile, da quando l’ha trasformata hanno condiviso un legame talmente solido ed intimo che non ha paragoni, è persino qualcosa di più di quello che Eric aveva con Nora. È per questo che la storyline, per quanto triste, mi piace moltissimo: ci darà modo di conoscere ancora meglio la loro storia insieme e, soprattutto, di scoprire nuovi lati di Eric, che così vulnerabile non era mai stato. Non ci è dato sapere quanto tempo gli resti da vivere. sicuramente più di Nora, che era stata infettata duranrte la sperimentazione e per endovena, ma è comunque ormai chiaro che ognuno reagisce in modo diverso (come gli umani e le loro malattie).

True Blood conferma la sua intenzione di mostrarci un lato più oscuro, della vita e dei personaggi, senza però tradire se stesso e abbandonare quegli elementi che l’hanno sempre caratterizzato: l’impressione è ancora più positiva della scorsa settimana, si preannuncia un’ottima stagione.

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