True Blood – 7×03 Fire In The Hole – by S.

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In questo episodio c’è meno riflessione, meno attenzione al mondo che cambia e al nuovo status quo creatosi a Bon Temps in favore di molta più azione. Le storylines minori si intersecano fino a confluire insieme nel colpo di scena finale, in pieno stile True Blood: una serie di eventi che sembrano messi lì a caso ma che, inaspettatamente, conducono a qualcosa di rilevante.

La narrazione si svolge su tre livelli principali, senza che questo la appesantisca in alcun modo; anzi, si può dire che seguire queste trame contemporaneamente ha contribuito ad eliminare il rischio “noia mortale: ma quando finisce questa puntata?”, che sarebbe sicuramente derivato dall’assistere alle schermaglie amorose di Sookie e Bill per quaranta minuti.

Il primo livello narrativo è quello di Eric e Pam: come preannunciato, ecco puntuale il flashback che ci spiega cosa ci faccia Eric in Francia (e ci regala una meravigliosa Pam dei tardi anni ’80); onestamente speravo che il retroscena fosse qualcosa di più interessante che una ragazzina di cui si era invaghito e che è morta, si può dire, per causa sua. Eric annovera la sua morte insieme a quelle tragiche di Godric e Nora, ma se a loro abbiamo avuto modo di affezionarci, questa Sylvie per noi non è altro che una tizia qualunque, anche perché non è che il suo rapporto con Eric sia stato presentato come chissà quale profondo innamoramento: facevano sesso in ogni dove e finiva lì. Anche della famiglia di Bill abbiamo visto poco nel corso degli anni, ma l’addio alla figlioletta prima di partire per la guerra è una circostanza del tutto diversa e a cui è naturale reagire in modo più coinvolto. Tornando a Eric, mi sembra ovvio che non rimpianga di aver salvato Pam al posto di Sylvie (quale padre sacrificherebbe la sua progenie?), soprattutto perché Pam l’aveva avvertito dei guai in cui si stava cacciando disobbedendo all’Authority (e alla cara vecchia Nan Flanagan, RIP). Ovviamente a Eric non sarebbe potuto fregare di meno delle alleanze politico-commerciali dell’Authority e la spedizione punitiva contro di lui, guidata da un gangster giapponese al soldo della Yakanomo Corporation, ci offre un interessante insight sul momento in cui tutto è iniziato: il momento in cui, con l’arrivo sul mercato del Tru Blood, i vampiri potevano smettere di nascondersi per la prima volta; del resto, è questo il fulcro di True Blood, l’inserimento dei vampiri nella società umana. A parte ciò e tornando al presente, è davvero frustrante vedere Eric abbandonarsi alla malattia, senza alcuna voglia di reagire: in una parola, irriconoscibile. Per fortuna, come lui stesso ammette, Pam è più furba di lui e trova il modo di risvegliarlo dal suo torpore: dare la caccia ad una delle sue più acerrime nemiche.

Ed è proprio questa la seconda trama principale dell’episodio: Sarah Newlin is back! Che fosse viva ce lo aspettavamo, dato che Jason decise di risparmiarla alla fine della scorsa stagione, ma che la rivedessimo non era altrettanto scontato. Dopo gli eventi del campo di prigionia per vampiri Sarah ha fatto ciò che ha sempre saputo fare meglio: risorgere dalle sue ceneri e reinventarsi completamente (concedendo il suo corpo a chi è necessario concederlo lungo il percorso). Questa volta ha anche cambiato nome, ma essere Noomi invece di Sarah non sembra costituire un grande ostacolo per il gangster che è sulle sue tracce, ossia lo stesso che diede l’ordine di uccidere la Sylvie di Eric! Lavorando per la Yakanomo, è plausibile che il tizio giapponese (evidentemente immune all’invecchiamento) intenda vendicare la morte del suo boss, che Sarah uccise ferocemente e anche molto simpaticamente a isterici colpi di tacchi a spillo. Cosa farà adesso Sarah? E, se è vero che finora sembrava non esserci un singolo villain, come si inserirà la sua storia nel complessivo quadro di Bon Temps contro tutti?

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Infatti, ed eccoci al terzo livello narrativo, i cittadini di Bon Temps fanno quello che avevamo previsto, ossia uccidere “anyone and anything that’s different than they are“: al diavolo il politically correct che sono stati costretti a subire e tollerare per tutti questi anni. Ed è qui che le trame si incontrano: i concittadini armati fino ai denti, i vampiri infetti a caccia di altri umani di cui nutrirsi e Sookie con le sue idee geniali. Fare da esca usando il suo sangue di fata per attirare i rapitori di Arlene ed Holly, con Bill a guardarle le spalle, si rivela infatti una tragica iniziativa: sì, i vampiri infetti arrivano, ma arrivano anche Andy e il suo seguito (Jason, Jessica, Adilyn, Violet e uno dei figli di Arlene), arriva anche Alcide (che come sempre cerca di proteggere Sookie da se stessa) e arrivano anche tutti i bontempsiani incazzati: tra proiettili d’argento, proiettili normali, paletti che stanno per trafiggere Bill, catene d’argento e morsi di lupi mannari per un attimo non si capisce più nulla. Subito dopo si riprende il fiato: i vampiri infetti sono stati uccisi, Sookie è ricoperta dei loro resti e si butta nel fiume, Alcide ha salvato Bill dalla true death, sembra tutto a posto. Ed è in questo momento in cui noi riprendiamo fiato che uno dei vigilantes pensa bene di sparare all’unico che non c’entra niente: Alcide; nel giro di pochi secondi muore, facendo l’unica cosa per cui era rilevante: stare nudo. Ma se è vero che Alcide non è mai stato un personaggio fondamentale per lo svolgersi degli eventi, è anche vero che non meritava una morte così indegna, soprattutto dopo che quella stronza della sua ragazza, mentre flirtava con Bill, gli ha confessato di non amare Alcide tanto quanto lui amava lei. Il danno e pure la beffa, povero Alcide! L’unico lato positivo è che Sookie e Bill ora hanno la strada spianata: una storia d’amore sembra non adattarsi molto all’atmosfera della stagione, ma anche in questo episodio diversi sono stati i rimandi ai loro trascorsi, e quella conversazione nel bosco era ben più che una semplice chiacchierata tra amici.

Alleggeriscono l’atmosfera Lafayette e James, che mentre tutti muoiono e si sparano non fanno altro che sballarsi sul divano, facendo crescere sempre di più la tensione sessuale tra loro; stranamente le scene si fermano qui, a questa presa di coscienza, ma non credo tarderanno ad andare oltre. La solita noia, invece, Lettie Mae, nonostante le amorevoli parole del reverendo; Pam sembra anche confermare la true death di Tara, e ho molta paura che ci tocchino altre visioni con crocifissi e pitoni. C’è anche un importante particolare a proposito di Jessica, che nessuno sembra aver notato: perchè quando le sparano la ferita non guarisce? Questa improvvisa perdita di poteri mi fa stare molto in pensiero, soprattutto perchè è completamente avulsa dalle minacce che ci sono state presentate finora.

Nel complesso, un’altra puntata soddisfacente, più ricca di azione e che finalmente entra nel vivo della trama. Questa stagione è iniziata benissimo e, come se tutte le buone premesse viste finora non bastassero, il ritorno di Sarah Newlin è quella ciliegina sulla torta che rende il successo dei prossimi episodi più che garantito.

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2 pensieri su “True Blood – 7×03 Fire In The Hole – by S.

  1. IMHO complessivamente rimane una puntata pallosa, ma salva tutto Jason che manda affanculo “l’uomo vero come ce n’erano una volta”… True Blood e il trionfo dell’evoluzione di genere!

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