True Blood – 7×05 Lost Cause – by S.

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Un tipico episodio da mid-season: sconfitto il nemico principale del primo arco di stagione, ossia la banda di vampiri infetti che stava per sterminare la popolazione di Bon Temps, True Blood si prende una piccola pausa dall’azione e dai combattimenti per permetterci di prendere fiato e godere per un momento del successo della scorsa settimana.

Al centro di questa puntata ci sono le relazioni personali tra i numerosi personaggi ma, attenzione, relazioni non significa assenza di avvenimenti (non in True Blood, almeno). Tanto per cominciare abbiamo ben due tradimenti nel giro di dieci minuti; se il bacio tra James e Lafayette era assolutamente prevedibile, non era necessario che la povera Jessica lo scoprisse in quel modo, anche se Lafayette non ha tutti i torti quando le fa presente che forse non è proprio innamorata di James, e soprattutto che anche lui merita un po’ di felicità; perchè lei dovrebbe negargliela senza una buona ragione? Jessica rimane giustamente senza parole davanti a questa cruda verità, e si consola molto velocemente con Jason. Sono contenta che si siano ritrovati, sarebbe stato ingiusto infliggere ad Hoyt tutta quella sofferenza per un’infatuazione momentanea, ed ho sempre considerato James un incidente di percorso (non dimentichiamo che solo una stagione fa Jason si è arruolato nella sicurezza del campo di concentramento solo per salvare lei). Nonostante ciò non capisco che problema abbiano questi quattro, non potevano limitarsi a baciare il proprio amante? Dovevano proprio fare sesso a pochi metri dai rispettivi partner ufficiali? Capisco che, mancando cinque episodi alla fine, non ci sia tempo da perdere, ma un minimo di contegno! Più che altro, un minimo di accortezza caro Jason, soprattutto considerando che stai tradendo quella schizzata di Violet: questa donna è sempre stata un personaggio poco chiaro, ma è molto chiaro che farla incazzare non è una grande idea. Violet è uno dei vampiri più anziani che abbiamo incontrato, è evidente dalle parole che sceglie per fare le condoglianze a Sookie: “I’ve had a hundred boyfriends die on me over the years, but I remember how painful those first ones were”; è una battuta che fa sorridere ma anche riflettere sul potere che un vampiro del suo calibro può possedere, e quello sguardo carico di vendetta non fa che confermare i nostri peggiori timori: per Jason e Jessica si mette male.

Anche Lettie Mae ci ha messo del suo per rendere movimentata la festa-veglia funebre a casa Stackhouse e so che non le si dovrebbe dare credito, ma se queste sue allucinazioni su Tara avessero veramente un senso? In True Blood tutto è possibile del resto, anche se Lafayette ci ricorda che l’alcolismo non è la sola ombra sulla credibilità di Lettie Mae: “you stabbed somebody, auntie, THAT’s why people think you’re crazy!”. Anche Nicole, dopo cinque episodi di silenzio tombale, decide di regalarci uno sfogo isterico dando a tutti dei pazzi e sottolineando che Bon Temps non è un posto normale: ora, tesoro, se Bon Temps fosse un’ordinaria cittadina saremmo morti annoiati molto tempo fa, quindi se la cosa ti disturba puoi anche trasferirti altrove insieme al tuo normalissimo marito mutaforma.

Infine ci sono Sookie e Bill: da dove cominciare con questi due? Lei è insostenibile nella versione della vedova addolorata, soprattutto dopo aver ammesso apertamente di non amare Alcide tanto quanto lui amava lei; se per Alcide Sookie era “worth fighting for”, cosa che lo ho fatto morire da eroe, per lei Alcide non era nemmeno lontanamente vicino a quel livello. La sua conversazione con Arlene, per quanto commovente, è del tutto fuori luogo perché in nessun modo la fata e il lupo mannaro sono paragonabili al vero amore di Arlene e Terry. E infatti, dopo le resistenze iniziali Sookie gioca tutta la sera a farsi gli occhi dolci con Bill; i flashback del vampiro sulla guerra civile possono annoiare a lungo andare, ma hanno uno scopo molto preciso: se tutto punta ad un lieto fine per questa coppia, per poterci arrivare è necessario che il pubblico si innamori di nuovo di Bill, così come successe sette anni fa quando tutto ebbe inizio e le schiere del Team Bill erano più affollate che mai. Dopo gli eventi delle ultime stagioni apprezzare Bill è diventato molto difficile (soprattutto per Sookie), vederlo con la moglie Caroline ed i bambini, mentre accetta di essere un disertore pur di proteggerli, ci ricorda ciò che Bill può fare per amore, ci ricorda che è in grado di disobbedire alle autorità in nome del suo “true love”. E proprio questo è stato il punto di rottura tra Sookie e Bill, quando si scoprì che quella che sembrava una conoscenza casuale era, in realtà, parte di un più grande piano messo in atto da Bill su ordine della regina Sophie-Anne. La secessione serve anche ad affrontare il tema più caro a True Blood, l’integrazione: nordisti e sudisti prima, vampiri e umani adesso; Bill in guerra prima, Sookie in guerra oggi; e quella festa proprio a casa di Sookie, dove tutti mettono da parte il passato per godersi il momento, è la prova del successo delle sue battaglie (almeno per ora). “You’ve done more in these last several days than I’ve managed to achieve in decades” le dice Bill, che di lei vede sempre il lato positivo; ed infatti lei lo ringrazia “for seeing me the way I can’t see myself sometimes”. Peccato che l’happy ending sembri più lontano che mai nella scena finale: Bill esce dalla vasca, sembra tutto normale ma c’è quella strana atmosfera, quella tipica dei film horror in cui il protagonista si specchia nel vetro appannato e improvvisamente compare qualcuno alle sue spalle; qui è tutto più strano, non compare nessuno, Bill non ha nemici per ora. Fino a quando non si vede quella vena sul petto. OH GOD WHY?? Non anche Bill!! Non bastava Eric?? E come è possibile che sia stato contagiato? Di nuovo, come nei precedenti episodi, sembra che morire sia il destino di tutti i protagonisti, ma forse questa svolta negli eventi rappresenta il tema portante della seconda parte della stagione: forse adesso c’è una cura.

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La possibile ricerca di una possibile cura, infatti, si ricollega direttamente alla storyline di Pam ed Eric, gli unici che vivono un po’ di azione. Dopo le meraviglie di settimana scorsa Ginger ci regala un’altra esilarante scena in cui supplica Eric di fare di lei la sua sex slave con del vero sex (“Ginger, I am diseased” “So the fuck am I!”), e lo sguardo perplesso del vampiro è davvero impagabile. Pam rimane la regina dei nostri cuori (“I’m a Republicunt!”) e continuo a sostenere la vitale necessità di uno spin-off su questi tre personaggi. Il vero meglio del meglio arriva durante la raccolta fondi alla libreria che porta il nome di Bush; nello stesso luogo si trovano Eric e Pam, Sarah Newlin e la Yakuza: dire “bagno di sangue” è dire poco. Eric si lascia sfuggire Sarah, smette intenzionalmente di strozzarla per uccidere il giapponese della Yakuza, e siamo tutti molto lieti di questa scelta perché gli ha permesso di mettere in atto uno degli omicidi più truculenti e spettacolari di sempre: la rimozione della mandibola supera il cuore strappato in diretta tv da Russell Edgington, la testa del governatore Burrell staccata con le mani da Bill e forse anche l’esplosione della testa di Oberyn in Game of Thrones. Un WTF moment davvero degno di una stagione finale (nota a margine: non sarebbe divertente vedere Bones che ricostruisce la dinamica dell’omicidio partendo da quella mandibola strappata?!)! Sarah è di nuovo in fuga, soprattutto è ancora viva: considerando che è lei la mente dietro l’epidemia di Hep-V (anche se, come sottolinea lei stessa con orgoglio, “I’m not a monster, I’m a buddhist!”), con Eric e Bill ammalati è possibile che si servano in qualche modo di lei per trovare la cura? O siamo destinati a soffrire indicibilmente perdendo tutti i protagonisti? Come se condannarci a vivere tutte le prossime estati senza True Blood non fosse abbastanza.

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