True Blood – 7×06 Karma – by S.

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Siamo ufficialmente entrati nella fase conclusiva di True Blood, e questo episodio è servito soprattutto a delineare i temi che verranno affrontati nelle ultime puntate, a porre le basi dell’addio alla serie. E ovviamente, l’atmosfera è più tragica che mai.

Continua ad aumentare, infatti, la sensazione che la morte sia ovunque ed inevitabile; se la scorsa settimana ci hanno lasciati con la rivelazione di Bill affetto da Hep-V, in questo episodio i peggiori timori trovano conferma: Bill si è nutrito solo di Sookie, ed infatti è lei la portatrice del virus (un’altra conseguenza della sua geniale idea di fare da esca per i vampiri infetti, evento che portò alla morte di Alcide). Sookie è sempre stata caratterizzata come il punto focale da cui si diramano tutte le sventure (Pam direbbe che ogni disgrazia capita per colpa della sua fairy vagina), fatto sottolineato dai promo della settima stagione che insistevano sul suo’ “I can’t take anyone else dying because of me”; ora, però, questo suo ruolo è stato portato ad un livello superiore: non è più colei che semplicemente mette in moto una serie di eventi, di cui la morte di qualcuno è solo evento collaterale, adesso è effettivamente portatrice di una malattia mortale, ed è praticamente già diretta responsabile della true death del suo primo amore. La scena in cui Sookie si sottopone all’esame del sangue è semplice e veritiera: una poltrona in uno studio medico di paese, un vetrino, un etichetta e una ragazza in attesa del risultato. Non c’è stato nessun tentativo di rendere il momento poetico o di romanzarlo, ed in questo sta la forza della scena: pur trattandosi di vampiri, l’attenzione viene posta su quegli elementi umani che tutti siamo in grado di riconoscere e comprendere, e così True Blood sottolinea il suo costante uso dei vampiri come metafora dell’omosessualità (l’adesivo con scritto “silence = true death” non avrebbe potuto essere più esplicativo), facendoci vedere solo una ragazza spaventata di sapere se ha contratto quella malattia mortale. Il parallelismo continua con Bill nello studio dell’avvocato: le leggi sono fatte per gli umani, il rapporto maker-progenie non è riconosciuto come valido vincolo familiare, Jessica non può ereditare il patrimonio di Bill. L’unico momento di soddisfazione è stata l’improvvisa morte di quell’odiosa avvocato-avvoltoio, ma a parte questo momento le scene di Bill sono state caratterizzate da una grande tristezza: gliela si legge negli occhi, confuso e sopraffatto dalla malattia che lo coglie di sorpresa e, più di quanto non faccia con gli altri, non gli lascia scampo. Questo, si presume, perchè il sangue di Sookie rende il virus più aggressivo: ancora una volta, il suo essere fata si rivela un’arma a doppio taglio, foriera più di problemi che di gioie. Dopo che la stessa Sookie ammette che l’amore per Bill non è mai scomparso, si ritrovano e si guardano negli occhi consapevoli di ciò che li aspetta: stavano iniziando a ritrovarsi e devono già dirsi addio.

C’è, però, una speranza: se una settimana fa, commentando l’episodio 7×06, mi chiedevo se Sarah Newlin potesse in qualche modo condurci alla cura dell’Hep-V, le cose ora non solo vanno in quella direzione, vanno anche oltre: la cura è Sarah stessa, che ha bevuto l’unica boccetta di antidoto disponibile prima di scappare dal vamp-camp. Alcuni interrogativi sorgono spontanei: perché nessun altro scienziato sta tentando di sintetizzare l’antidoto? E se invece lo stanno facendo, possibile che nessuno ci sia ancora riuscito? Mi aspettavo che i potenti uomini della Yokonomo Corporations vendessero anche la loro anima per risollevare il mercato del TruBlood. Tornando alla nostra villain preferita, che a guidarla sia Dio o Buddha (“we all are Buddhas!”), Sarah rimane sempre completamente pazza, perchè è sempre convinta di essere la presenza terrena dell’entità superiore di turno, è sempre convinta che le sue azioni siano parte di uno schema divino più grande; in una recentissima intervista, Anna Camp ha sottolineato proprio questi aspetti: Sarah è sempre strumento di un dio, se prima lo era per distruggere i vampiri, ora crede di essere destinata a salvarli, a salvare addirittura vampiri e umani tutti. Più tecnicamente “she’s losing her mind”. Questa svolta negli eventi fa da preludio al prossimo ostacolo che dovranno affrontare Eric e Pam: hanno deciso di allearsi con gli uomini della Yakuza per trovare Sarah, ad unirli il comune e fortissimo desiderio di vendetta, è quasi impossibile dire chi desideri di più vederla morta. Come prenderanno il fatto che Sarah Noomi sia ora l’unica possibilità di sopravvivenza per Eric (e per un sacco di altra gente)? Sacrificheranno la vita di tutti in nome della vendetta? Eric ne sarebbe sicuramente capace, del resto non ha più nulla da perdere.

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Lettie Mae e Lafayette si drogano di V e rivedono Tara, a conferma che la sua storyline non è conclusa (che sorpresa) e non ho la minima idea di dove possa andare a parare; sarà qualcosa legata al loro passato, alle origini, ma con questi personaggi coinvolti ho quasi paura di saperlo. Paura vera, invece, è quella che mi incute Violet con i suoi occhi iniettati di odio: a parte la stupidità di Adilyn nel cadere nella sua trappola (davvero nessun autore ha avuto un’idea migliore?), la vendetta contro Jason e Jessica si preannuncia piuttosto intensa e considerando che si tratta degli ultimissimi episodi è più che plausibile che, pur essendo una trama secondaria, ci regalerà colpi di scena di tutto rispetto. Non si può dire lo stesso per Nicole, che ha avuto un’altra battuta e l’ha usata per annunciare a Sam che intende lasciare Bon Temps: vai pure, nessuno ti trattiene. Spero che non sia l’inizio di un’altra disavventura dopo il rapimento, è vero che il suo personaggio è stato trattato con poco riguardo ma ormai non c’è più né tempo né spazio per altre storyline.

Con soli quattro episodi rimasti alla fine il cerchio si chiude e l’ansia sale: il finale di una serie è di per sé un momento psicologicamente molto impegnativo, è un vero e proprio addio (vale soprattutto per le serie longeve, e in questo caso abbiamo passato a Bon Temps le ultime sette estati delle nostre vite); a questo si aggiungono l’atmosfera apocalittica e la prospettiva di morte per praticamente tutti i protagonisti, che rendono ancora più difficile affrontare le prossime settimane. Come Sookie che aspetta dei risultati degli esami del sangue, a volte la parte peggiore è proprio l’attesa di ciò che dovrà succedere.

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