True Blood – 7×08 Almost Home – by S.

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Eventi inaspettati su tutti i fronti in questo episodio di True Blood: sia per quanto riguarda Violet ed il suo inquietante piano di vendetta, sia per quanto riguarda il principale problema del momento, ossia tutti i protagonisti malati di Hep-V.

Violet mostra finalmente tutta la sua follia, e per la prima volta racconta qualcosa di sè e del suo passato, permettendoci di conoscerla meglio e di contestualizzare le sue azioni; sebbene Jason potrebbe anche offendersi quando gli dice che in lui cercava una vita “without wit, without intellect”, questo mette tutto in prospettiva: lei, abituata a conquistare gli uomini più potenti succedutisi nella storia dell’umanità, deve vedersi tradita ed umiliata da un qualunque ragazzo di provincia come Jason? Quale affronto! Sarebbe stato bello approfondire il background di Violet (avrebbe potuto prendere il posto di almeno la metà dei flashback di Bill, per dirne una), ed è un peccato che invece la sua storia sia finita praticamente prima di iniziare. Soprattutto, va bene essere tradita da Jason, ma cos’ha fatto per meritare una morte così indegna? Uccisa da un personaggio secondario che non si vede da anni? Siamo tutti contenti di rivedere Hoyt, ma almeno facesse qualcosa di sensato. La disavventura di Jessica (e Adilyn) si conclude così, senza nemmeno un po’ di quella tortura che Violet minacciava; sembra che questa storyline sia servita soltanto come spalla a quella del triangolo Jason-Jessica-Hoyt: più che a concentrarsi sulle disavventure dei rapiti, infatti, le azioni di Violet hanno portato a mettere in moto i giochi di sguardi e le riflessioni fra i tre. Se da un lato Hoyt non è ancora venuto a sapere di quello che gli successe in realtà a Bon Temps, dall’altro lato lui stesso percepisce ancora quel forte legame con Jessica, anche se non si capisce dove lei voglia andare a parere con lui e con Jason: va bene l’emozione del primo amore, ma ci sarà un motivo se l’hai tradito con il suo migliore amico, che tra l’altro hai continuato a vedere e a cui riservi una dichiarazione d’amore dietro l’altra (oltre a quell’incomprensibile “beautiful friendship”, che proprio non ha senso).

Per quanto riguarda Eric e Bill, se il primo si nutre di Sarah senza troppi complimenti e sembra guarire del tutto, il secondo, dopo aver ribadito a Sookie quanto la ama, decide di rifiutare la cura: questa scelta di Bill è piuttosto prevedibile, considerando il tranquillo andamento della puntata, dove scena dopo scena ottengono tutti quello che cercano senza troppi problemi; arrivano persino a Sarah, senza che nessuno degli spietati uomini della Yakuza si accorga di niente; se a questo aggiungiamo le continue osservazioni di Bill sul male e l’oscurità che albergano in lui, la sua scelta di non bere il sangue di Sarah appare tutt’altro che imprevista. Mi sembra anche una buona direzione per la trama nel suo complesso, sopratutto in vista del series finale: se fino a poche puntate fa lamentavo il fatto che tutti i protagonisti stessero per morire, caduti vittime dell’epidemia di Hep-V, altrettanto insoddisfacente sarebbe stato un finale in cui tutti ingurgitano l’antidoto e vivono per sempre felici e contenti; niente dramma, niente rivelazioni improvvise, insomma niente True Blood come l’abbiamo sempre conosciuto. Bill avrà sicuramente qualche curiosa spiegazione per questa sua scelta, ed è questo che la rende ammissibile: può morire, ma perchè è lui a sceglierlo, non perchè si è preso un’influenza qualsiasi; è pur sempre di Bill Compton che stiamo parlando!

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A due espisodi dalla fine trova chiusura la storyline di Tara (un momento familiare molto toccante ma di cui non si sentiva particolarmente il bisogno), in modo che il poco tempo che ci resta a Bon Temps venga dedicato interamente alla questione principale, senza trame secondarie a distogliere l’attenzione dal destino di Sookie, Bill ed Eric. I piani imprenditoriali della Yakuza, con il suo Nu Blood non troppo perfetto per massimizzare i profitti, giocheranno sicuramente un ruolo centrale, e se la prima stagione è iniziata con l’integrazione dei vampiri nella società l’ultima sembra essere tornata indietro, mettendo un dubbio la loro stessa sopravvivenza, ora nelle mani di pochi eletti che hanno in mente altri obiettivi ben meno nobili.

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