True Blood – 7×09 Love Is To Die – by S.

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Il penultimo episodio della serie riprende esattamente da dove eravamo rimasti, ossia da Bill che rifiuta di bere il sangue di Sarah con tutte le conseguenze del caso; altra grande protagonista della puntata è Jessica, che finalmente rimette ordine nella sua vita. Tuttavia entrambe le storyline, per quanto ben narrate, mi lasciano in parte perplessa.

La giustificazione di Bill per andare incontro alla true death, tanto per cominciare, è la cosa più ridicola che si sia mai sentita e Sookie avrebbe dovuto schiaffeggiarlo ancora a lungo nonché insultarlo molto di più. La scusa del “lo faccio per lei, perché sarà sempre attratta da me ma merita di meglio” proprio non attacca: per quanto Sookie possa essere scema, niente e nessuno dà a Bill il diritto di decidere per lei, è semplicemente un codardo che si nasconde dietro ad un finto nobile gesto per non prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Vuole fare l’eroe e invece fa solo la figura dello sciocco, come gli suggerisce Eric dovrebbe scendere dal piedistallo e darsi una svegliata. Se i precedenti otto episodi avevano fatto di tutto per rendere Bill di nuovo simpatico agli spettatori, e anche con un certo successo, i primi minuti di questa puntata mandano completamente all’aria tutti i risultati ottenuti: se è il tipo di persona che preferisce lavarsi le mani dei problemi (aka la gravosa incombenza di gestire l’attrazione per una fata, che comunque è innamorata di lui), scegliendo la strada più facile e scaricandone le conseguenze addosso a coloro che rimangono, allora è meglio che muoia e lo faccia anche in fretta.

Eric si inserisce nelle questioni amorose di Bill e Sookie, ma lo fa solo per aiutarli a ritrovarsi, prima, e per convincere lei ad accettare la decisione di lui dopo; nonostante gli sguardi dolci e l’affetto che Eric dichiara apertamente di provare per Sookie, l’atmosfera non è più quella del triangolo amoroso; tutto, finora, ha puntato verso un happy ending per Sookie e Bill, e anche se questo sembra ormai irrealizzabile è un dato di fatto consolidato che sono l’una il grande amore dell’altro e viceversa, non avrebbe alcun senso una virata di Sookie verso Eric a questo punto (anche se non esita un attimo a buttarsi tra le sue braccia per piangere l’imminente morte di Bill, un classico). Eric è comunque oggetto anche delle attenzioni di un’altra donna, la solita Ginger (più presente che mai in questa stagione); le scene di sesso in True Blood sono sempre, diciamo, peculiari e possono essere divise in quelle disgustose, quelle completamente fuori dal mondo e quelle che fanno solo ridere: questa rientra senza dubbio nell’ultima categoria e aiuta notevolmente ad alleggerire il tono serio e drammatico della puntata (“Ginger, are you gonna be okay?”). Comincio a stufarmi, invece, della Yakuza: questo pover’uomo di Eric è costretto, per l’ennesima volta in questa stagione (flashback inclusi), a scegliere chi salvare e chi sacrificare, e ovviamente tutte le volte c’è di mezzo Pam; non ho dubitato per un secondo che Eric salvasse la sua progenie, anche se questo significa mettere in pericolo Sookie, l’unica umana a cui tenga. Saranno quindi questi irritanti giapponesi la fonte di pericolo da distruggere nel finale (come se la morte di Bill non fosse già abbastanza), e mi aspetto uno scontro senza precedenti nella casa di nonna Stackhouse, che negli ultimi anni ne ha viste davvero di tutti i colori.

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Come dicevo, l’altra storyline principale della puntata è quella di Jessica; ho sempre apprezzato la sua storia d’amore con Hoyt, ed è fuori questione che con Jason non abbia mai avuto niente di lontanamente simile, ma nonostante questo i recenti sviluppi sembrano un po’ forzati. Se da un lato è vero che ricongiungersi con Hoyt dà chiusura e simmetria al personaggio di Jessica (come dice Jason, “Hoyt and Jessica belong together”), dall’altro, e proprio perché “they belong together”, si inserisce malamente nella storia il flirtare di Jessica e Jason anche in tempi molto recenti (le torture di Violet del resto sono scaturite da lì); può succedere di rovinare un’amicizia e una relazione con un tradimento, ma se quella relazione era il grande amore allora lo sbandamento sarebbe dovuto finire poco dopo e non protrarsi così a lungo. Ancora più forzati sono gli avvenimenti che riguardano Jason: gli ci sono voluti sette anni per diventare un uomo migliore, per riempire quel vuoto che, come gli disse Hoyt, aveva dentro, e adesso nel giro di due puntate trova la sua anima gemella? Per di più l’anima gemella è una comparsa all’improvviso, senza nessuna storia alle spalle e, ciliegina sulla torta, la fidanzata di Hoyt?! Oltre che uno scherzo del destino sembra una scelta ingiusta nei confronti del personaggio di Jason, che avrebbe meritato più attenzione e una conclusione un po’ meno approssimativa.

Un po’ di spazio è stato dedicato anche a Sam: la sua lettera a Sookie è stato (almeno così si mormora) il modo degli autori di accontentare, anche solo in parte, i fan che speravano in questa coppia (ma che davvero? esistono?); le parole di Sam hanno avuto anche un’altra funzione, perché quel'”after everything we’ve been through I want you to know, Sookie, that I love you” è anche un commosso addio di True Blood a tutti i suoi Trubies.

Alla vigilia del gran finale l’atmosfera si fa sempre più intima (la cena al Bellefleur’s senza nessun cliente, in compagnia solo di chi lo spettatore conosce, sembra proprio una reunion familiare) e l’attenzione è tutta per i pochi personaggi principali (ci dispiace, Lafayette); quella sensazione di morte e desolazione che all’inizio della stagione derivava dagli attacchi dei vampiri infetti è ancora presente, ma ora non si tratta della morte di qualcuno, bensì della true end di tutta la serie; siete pronti a dire addio a Bon Temps?

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