True Detective – 2×02 Night Finds You – Recensione by R.

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“Some people can’t handle the deep trip (…) In my day, you understand, it was about consciousness expansion, tracing the unseen web”, così il Sindaco di Vinci, Austin Chessani, parla di quella delusione del figlio a Frank, ma forse è una descrizione che si adatta anche ai quattro protagonisti della stagione. Ognuno di loro ha un proprio – contrastante – interesse (lavorativo o meno) nella gestione dell’indagine su Caspere, ma allo stesso tempo Frank, Ray, Paul ed Ani sono accomunati dall’essere troppo presi a nascondere dietro una maschera quei conflitti personali, che per primi non vogliono conoscere e quindi tantomeno risolvere.

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Per Frank sono due macchie di umidità sul soffitto ad incarnare il timore della precarietà che lo perseguita sin dall’infanzia: ciò che ha ottenuto o non è abbastanza o è a rischio di terminare in ogni momento. “It’s like everything is papier-mâché” specialmente ora che la morte di Caspere – i cui occhi bruciati prendono il posto delle macchie – lo porta sull’orlo del baratro, evitabile solo se riesce a recuperare il denaro che gli ha dato per i terreni. Tutti gli voltano le spalle ed è costretto ad uno sgradito salto nel passato, tornando in quel club che è stato il suo punto di partenza; ma perfino colui che occupa il suo ruolo di allora, sebbene lo aiuti, mette in chiaro che adesso è in debito, sbattendogli in faccia il suo sorriso dorato con la scritta “Fuck you”. Semyon continua a dipendere dagli altri, riuscendo ad alzare la voce solo con un uomo che ha appena fatto picchiare e ovviamente con Ray. Dalla nuova chiacchierata al bar fra i due scopriamo che Frank sa che Velcoro anni fa si è liberato di un cadavere, presumibilmente dell’uomo che aveva aggredito la moglie, ecco spiegato il perché di un rapporto tanto duraturo tra i due uomini; al primo no di Ray, Semyon non perde tempo a prospettargli la prigione quale unico futuro possibile. E’ proprio in questi momenti in cui il personaggio di Vince Vaughn fa il bullo, che si trasforma in quello smidollato che tanto teme di essere.

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Stavolta sembra che Ray inizi ad alzare la testa, non più solo con i ragazzini. Lo scontro con la ex moglie lo scuote, specialmente quando la donna, dopo l’intenzione di voler ottenere la custodia esclusiva del figlio, manifesta anche quella di richiedere il test di paternità. “You were good at being decent until something happened”, l’aggressione alla donna ha apparentemente distrutto più lui di quanto abbia fatto alla diretta interessata; da quel momento Velcoro non è stato abbastanza forte da andare avanti con la sua famiglia con la stessa “decency” di prima: si è lasciato dominare da quel diritto naturale di difendere la sua donna che si auto-attribuiva e da lì ha cominciato a diventare l’uomo che è ora, il poliziotto corrotto che spaventa il suo stesso figlio. Lui stesso parlando con Ani sostiene “We get the world we deserve”; perdere Chad significa perdere tutto ciò che ha, rendere vano quello che ha fatto negli ultimi anni, a cominciare dai favori a Frank. Dopo l’incontro con la moglie, l’atteggiamento di Ray cambia, tanto che in auto con la collega si apre, ammettendo di non essersi mai lasciato scappare una cattiva abitudine, ossia l’esatto opposto di quel “I welcome judgement” rivolto all’avvocatessa nello scorso episodio. Ma soprattutto si modifica la sua predisposizione rispetto all’omicidio. Quando gli viene affidato il caso su Caspere è chiaro che l’interesse principale per le sua indagine è impedire che il Procuratore Generale possa aprirne un’altra sulla corruzione che domina Vinci, indipendentemente dalla soluzione o meno dell’omicidio; Ray però professa trasparenza con Ani e sebbene non risponda quando lei gli domanda “how compromised are you?”, proprio quel silenzio è più che sufficiente.

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Il mondo di Ani appare sempre più piccolo – perfino lo psichiatra che aveva in cura Caspere conosce suo padre – e fatto di coltelli (“Man of any size lays hands on me, he’s gonna bleed out in under a minute”) e sesso. Le insinuazioni della sorella durante la première sembrano infatti trovare conferma nell’attardarsi di Antigone nella visita ad un sito di escort, con annessa visione di un video porno, assolutamente inutile per le indagini. La ragazza ci tiene a marcare la differenza tra uomo e donna, cercando di dimostrare al contempo di essere a modo suo forte abbastanza per tenere testa all’altro sesso – non dimentichiamo la scena mattutina col compagno. I dubbi su questa forza che tanto ostenta però non mancano, anche perché Ani pecca un po’ di ipocrisia: ha passato la scorsa puntata facendo la predica a sorella e papà, ma stavolta sostiene di non distinguere fra buone e cattive abitudini – forse perché non vuole ammettere le proprie.

Posizione simile per Paul, che insiste nel presentarsi come il macho di turno – se la prende duramente per un ragazzo che ci avrebbe provato con lui – quando passa la serata ad osservare degli uomini dalla finestra. Sul piano dell’indagine Woodrugh resta un po’ in disparte, mostrandoci però molto del suo privato, a cominciare dallo strano rapporto con la madre. Quest’ultima ammira molto la bellezza del figlio, i suoi muscoli, mentre tende a disprezzare ogni donna carina con lui: insomma un interesse sessuale per il figlio neanche tanto velato. Sarà lei l’origine dei suoi problemi sessuali? Di certo ha contribuito ad etichettarlo come quel macho che Paul tenta di apparire, quando però la realtà della sua vita è ben diversa. Perfino la ragazza che nella premiere non vedeva l’ora di stare con lui, decide di chiudere perché Paul non le dà quel che lei si aspetta dal suo uomo. In questa scena la reazione di Woodrugh è significativa con quel “Who the fuck am I supposed to be?” e il disperato tentativo di scaricare su di lei la responsabilità della fine della storia: sembra che voglia evitare futuri biasimi sul suo non essere stato in grado di essere abbastanza uomo.

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L’indagine sulla morte di Caspere è appena iniziata: i suoi occhi sono stati bruciati con l’acido cloridrico ed è stato evirato con un colpo d’arma da fuoco; dal medico che lo aveva in cura, Ani e Ray scoprono che era ossessionato dal sesso, con un debole per la ragazze giovani, non violento, ma passivo – anche una delle ultime ragazze che lo ha visto lo definisce “debole”. Ben Caspere era city manager di Vinci, la cittadina più inquinante dello Stato, con soli 95 abitanti – neppure il Sindaco ci vive – è avvolta in un intreccio di corruzione e lavoro nero, ma l’indagine sull’omicidio dell’uomo potrebbe determinarne la fine. E a quanto pare Ray inizia ad avvicinarsi a qualcosa di importante, conducendoci ad un primo grande colpo di scena. Velcoro entra nella casa segreta di Caspere a Hollywood, scoperta da Frank: musica accesa, lavandino pieno d’acqua, lacci di pelle che pendono dal soffitto, una macchia di sangue sul pavimento, maschere di animali alle pareti e una telecamera accesa nascosta dietro una porta a specchio. La tensione della scena ha il suo culmine quando qualcuno con la faccia coperta da una testa d’uccello spara a Ray, per due volte; non possiamo già dire addio ad uno dei protagonisti, vero? Ma a parte l’inevitabile preoccupazione per il personaggio di Colin Farrell, è un altro l’aspetto che mi mette più in allerta. Le maschere di animali erano un elemento fondamentale del gruppo di pedofili della prima stagione, non può certo essere un caso, ci saranno dei collegamenti?

[Questo post è disponibile anche presso la nostra affiliata Colin Farrell Italia che ringrazio per la collaborazione]

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