True Detective – 2×03 Maybe Tomorrow – Recensione by R.

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“Maybe Tomorrow” si apre con una performance della canzone “The Rose” di quello che appare subito come l’ennesimo imitatore di Elvis Presley; ma non è lui. L’uomo impersona infatti Conway Twitty, star della musica country a partire dalla fine degli anni 50 – ammetto che se non l’avessi letto sarei rimasta ferma su Elvis. L’apparenza inganna, lo abbiamo già capito dalle storie dei protagonisti di questa stagione; e ora ingannano anche immagini e suoni.

Dopo i due spari a Ray Velcoro della scorsa puntata le sue condizioni sembravano seriamente critiche e invece si è trattato solo di un grande spavento: proiettili di gomma che gli provocano qualche costola rotta. Eppure quando Frank dice “Somebody murdered him” non sbaglia molto. Quel cambiamento iniziato in “Night finds you” sembra infatti proseguire, anzi forse prende il via più seriamente grazie alla domanda del medico a Ray “Do you want to live?”. Non c’è risposta, ma lo sguardo fisso sulla radiografia lascia intuire che l’uomo sia di fronte ad una sorta di epifania che gli fa scegliere la vita, diversa però da quella vissuta sino ad ora. Anche la visita al padre sembra andare in quella direzione. Eddie Velcoro è un ex poliziotto, che rimpiange i tempi – prima del caso OJ e delle rivolte in città – in cui il suo lavoro si poteva ancora svolgere ad immagine e somiglianza dei duri personaggi di Kirk Douglas, mentre adesso “No country for white men”. Il padre passa le giornate crogiolandosi nel mito del poliziotto tosto e aggressivo di un film in bianco e nero, e lo stesso Ray deve aver inseguito il medesimo ideale; ma adesso la sua prospettiva inizia a cambiare “I guess I’ll take off, then”. Se sul piano privato persevera nel non rinunciare alla custodia del figlio, non facendosi corrompere dall’offerta di dieci mila dollari della ex moglie, su quello lavorativo sposta le sue mire sulla risoluzione del caso, che non è esattamente l’obiettivo principale dall’alto.

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Per i “colletti bianchi” Ray deve indirizzare Ani lontano dagli affari di Vinci, mentre lei deve svelare la sua corruzione, anche a costo di sedurlo, questi sono gli ordini “I’m not saying fuck him, but maybe let him think you might fuck him”; non so se è più il contenuto della frase o il fatto che provenga da una donna a far storcere il naso ad Antigone. E dire che è lei la prima a spingere Paul a fare gli occhi dolci alle prostitute per ottenere informazioni su Caspere, nonché ad aver iniziato una storia con l’agente (Steve) visto nella première, ora mollato senza troppi complimenti; sempre un pochetto ipocrita. Con gli uomini Ani riprende le redini dell’autorità e ripropone la sua immagine da dura – “You talk to me like that again, you’re gonna need a little baggie to carry your teeth home”; come risposta Paul prende in giro la sua sigaretta elettronica, Steve le rinfaccia di avere seri problemi. Il soprannome “Xena” attribuitole da Ray è la parola più carina che riceve ed è sempre Velcoro a salvarla dall’essere investita durante l’inseguimento finale. Considerato il suo abituale atteggiamento scontroso il “Thank you” per il salvataggio mi ha sorpresa, sebbene mi sembri maggiormente ben propensa con Ray che con chiunque altro; al pari del collega, anche lei è orientata più alla risoluzione del caso che a tutti gli altri interessi in gioco e quella trasparenza silenziosa di Velcoro nello scorso episodio, è ora compensata dalla sua risposta “I don’t know” su quanto lo Stato ha in mano contro di lui.

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Paul si sta rilevando molto bravo nella raccolta di dati e informazioni, abilità che si conferma anche nel ruolo di macho che indaga fra le prostitute – è pure tempestivo nel distrarre la moglie del sindaco. Il suo passato inizia a farsi più chiaro tramite l’incontro con l’amico/ex compagno d’armi, Miguel; quest’ultimo, ricordando tre giorni trascorsi assieme, gli confessa di pensare a lui e gli chiede “Don’t pretend”, una frase che ovviamente scatena l’ira di Paul, tanto impegnato com’è nel fornire di sé l’immagine da macho man. La sua aggressiva omofobia si ripete quindi per poi lasciare di nuovo il posto ad uno sguardo su un ragazzo vestito da angelo che fa sesso nel parco, nonché ad un incontro con due ragazzi – Tyler e Colter – evidentemente interessati al nostro Paul, che gli fanno fare passi avanti nell’indagine, precisamente verso il Lux Infinitum. Si tratta di un club gestito da “amici” di Frank – e lì lui e Woodrugh s’incrociano con uno scambio di occhiate che lascia presagire qualcosa di importante per il prossimo futuro – in cui c’è un ricco giro di ragazze europee, fra le quali spicca la Tasha che ha frequentato Caspere.

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Frank stavolta alza la voce con la moglie, frustrato nel non riuscire a fare la sua parte nel processo di fecondazione assistita. La donna però gli risponde per le rime, confermandosi l’unica simpatica nelle scene che riguardano il personaggio di Vince Vaughn; per il resto è la solita continua alternanza di minacce agli inferiori e accondiscendenza forzata con i superiori, condita da infinite ansie da prestazione; fino ad un certo punto però. La morte di uno dei suoi uomini porta Semyon ancora di più sulla strada della mania di persecuzione – che sarà pure fondata, ma sono stufa si sentirlo lamentarsi – tuttavia l’ennesimo “fuck you”, seppur implicito, da parte dei suoi “amici” dei club lo spinge finalmente a fare qualcosa, a sporcarsi le mani, anziché pagare qualcuno per farlo al suo posto. Picchia a sangue il tipo coi denti dorati e la scritta “fuck you” e glieli estrae uno ad uno perché “What kind of way is that to greet the world?”.

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L’indagine su Caspere rivela un intreccio di interessi che coinvolge beni immobili, la strada ai pressi della ferrovia e la produzione di un film; la casa a Hollywood in cui hanno sparato a Ray era affittata dalla compagnia Catalyst, ma la videocamera e l’hard disk trovati da Velcoro sono spariti dopo che ha perso i sensi. Da quell’abitazione sono partite diverse telefonate alla villa a Bel Air del Sindaco di Vinci, dove facciamo conoscenza con la sua giovanissima mogliettina, la figlia che non vuole parlare con Ani e quel figlio che Chessani definiva tanto deludente, ora capiamo perché; viziatissimo, gira per casa in mutande, butta le sue donne in piscina direttamente dal balcone e gli piace ricoprire ruoli diversi a seconda della persona con cui ha a che fare: il suo accento è una mera recita perfettamente riuscita. Il ragazzo è un organizzatore di eventi di ogni tipo, al che la mente vola subito alle varie feste che vedevano partecipe Ben Caspere, a cui anche al Lux Infinitum piaceva tanto guardare. E non dimentichiamo la cassetta con i diamanti appartenente al city manager, diamanti che probabilmente risolverebbero tutti i problemi finanziari di Frank.

Ma l’elemento più interessante scoperto in questo episodio è l’auto che ha trasportato Caspere nel suo ultimo viaggio, rubata dal set del film alla cui produzione stava partecipando. A pochissima distanza dalla casa di un ex autista, quella macchina viene fatta esplodere da qualcuno vestito di nero e con una maschera bianca. Niente teste di animali, ma un volto pallido – mi ha fatto venire in mente gli assassini del film The Strangers – che dopo una lunga fuga che mette a rischio Ani, sparisce nel buio. Il dettaglio per cui colui che ha sparato a Ray indossasse una testa da uccello è passato quasi del tutto inosservato ai detective, Antigone ha prestato più attenzione all’isolamento acustico che a tutte quelle teste di animali appese alla parete, ma adesso compare l’ennesimo personaggio mascherato che come quello della settimana scorsa non si è certo preoccupato di non farsi vedere: quello che ha colpito Ray gli si è avvicinato e sapeva che non sarebbe morto, questo avrebbe potuto scappare prima che Velcoro e Ani arrivassero all’auto. “Maybe tomorrow” cominceranno a farsi qualche domanda su questa passione per le maschere?

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