True Detective – 2×07 Black Maps and Motel Rooms – Recensione by R.

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Nomi, tradimenti e omicidi, questo il leitmotiv del penultimo episodio di questa stagione di True Detective. Soprattutto nomi, spesso pronunciati uno dopo l’altro senza darti neanche il tempo di provare a collegarli ad un volto; Burris, Holloway, Osip, Tony e Austin Chessani, Blake, Vera, Erika, Laura e sicuramente sto scordando qualcuno. Molti di loro li abbiamo visti solo per qualche secondo, eppure ci vengono sciorinati come se fossero stati i nostri compagni di merenda nel corso delle puntate precedenti. Perfino Ani, ancora sotto l’effetto delle droghe e sconvolta dalla memoria del passato, non ha alcun problema nell’elencare gli uomini presenti al party-orgia, mentre non riesce a controllare l’attrazione sessuale per Ray. Gli unici che ricordo perfettamente sono Burris e Osip, semplicemente perché avevo già visto entrambi gli attori, James Frain e Timothy Murphy, in svariate serie tv. L’esempio più eclatante è forse quello di Erika/Laura; Vera identifica la ragazza ritratta con lei nella foto di una festa come Laura, ma poi la stessa viene riconosciuta da Ray ed Ani in Erika, ossia la segretaria di Caspere incontrata sul set del film. Ora, ammetto che io ho difficoltà a memorizzare i volti, ma questa Erika neppure ricordavo di averla mai vista, figuriamoci se notavo che era la stessa della foto! Un personaggio passato inosservato che alla luce delle scoperte fatte in questi ultimi due episodi potrebbe rivelarsi portatrice di un ruolo chiave. Laura infatti era anche il nome della bambina rimasta orfana insieme al fratello Leonard nella famosa rapina del 1992. Paul ha portato quel crimine al centro dell’attenzione e adesso, con poche ricerche al computer, scopre che Burris e Dixon a quel tempo servivano sotto Holloway alla stazione di polizia, la stessa in cui lavorava Caspere ed entro il cui raggio d’azione c’era la gioielleria degli Osterman. Quindi erano loro gli uomini dietro le maschere che hanno reso orfani quei bambini e rubato i diamanti, poi passati a Chessani e “Next couple of years they migrate into six-figure salaries in Vinci, their own private fiefdom”; la rapina sarebbe così all’origine della costruzione di quel sistema di uomini ricchi e corrotti che tuttora ha nella cittadina di Vinci il proprio feudo. Con questo chiarimento acquisirebbe senso la teoria per cui dietro alle maschere viste in questa stagione ci siano Laura e Leonard, i due orfani, dediti ad una sorta di vendetta contro gli uomini che hanno distrutto la loro famiglia – e quindi Laura avrebbe assunto il nome di Erika per infiltrarsi nel giro di Caspere.

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Nomi e riferimenti a fatti a noi sconosciuti vengono menzionati anche nella resa dei conti fra Frank e il suo uomo Blake, doppiogiochista da lungo tempo a favore del russo-israeliano Osip. Blake è la stessa persona che ha fornito a Semyon il nome del falso stupratore della moglie di Ray, un modo per liberarsi di un uomo che gli stava addosso e contemporaneamente spianare la strada al suo capo. Frank Semyon fra i quattro protagonisti della stagione è probabilmente quello peggio riuscito, anche volendo sorvolare sulla scelta di Vince Vaughn per il ruolo, i monologhi lamentosi non lo hanno di certo aiutato; tuttavia in questo episodio le sue scene non sono noiose ed inutili come al solito: la calma assoluta con cui si approccia a Blake, lo colpisce col bicchiere, lo tortura e alla fine lo uccide – “Now you just shit on my carpet” – poi replicata con Osip e la messa a fuoco dei club (non prima di aver preso i soldi dalle casseforti) rende il suo personaggio particolarmente interessante e finanche divertente. Sono quasi contenta per lui quando osserva da lontano la sua opera di una Vinci invasa da fiamme e fumo.

Grandi passi avanti nelle indagini, peccato che l’unica autorità che potrebbe aiutare i detective speciali, la Davis, venga trovata morta da Ray. I tre si ritrovano letteralmente soli, ricercati e costretti ad allontanare i loro cari per tenerli al sicuro. Ani in una sola giornata si abbraccia con ben tre persone – papà, sorella ed ex partner – un record che sembra voler dare un minimo di fondamento alla frase che le rivolge il padre “You’re the most innocent person I’ve ever known”, seriamente? Comprendo la delicatezza del momento, tra il ricordo dell’uomo barbuto che l’aveva rapita e violentata e il senso di colpa del padre, ma “innocente” mi pare un tantino fuori luogo. E non è il solo elemento dubbioso nella sfera Bezzerides. Pensiamo al padre: fino a pochi episodi fa era fermamente convinto della sua comunità e non faceva che rimproverare l’atteggiamento della figlia; oggi tira fuori i rimorsi per averla gestita male, permettendo a sconosciuti di andare e venire e avendo quindi creato le condizioni perché venisse fatto del male alla figlia. E poi la stessa Ani, che se ne esce con “I think I might be unfair to people sometimes”, ingiusta? Il padre le voleva imporre il suo stile di vita, la sorella si è cacciata in un casino dietro l’altro, l’ex partner, l’ex compagno e il suo distretto le hanno voltato le spalle senza troppi complimenti, da cosa dovrebbe emergere questo pentimento esattamente?

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Un atteggiamento strano da parte della Bezzerides, che specialmente dopo la chiacchierata avuta con Vera dovrebbe essere più ostile del solito: come fai ad essere tanto ben disposta quando da una che hai appena salvato dallo squallore assoluto ricevi “You fucking putas. You put me in danger”? Forse la cosa più sensata di Ani in questo episodio è quando fa sesso con Ray! Anche al principio, quando cerca invano di sedurlo, è più coerente col suo personaggio, che sia un effetto della droga o il suo modo di riprendersi da ciò che ha appena ricordato. Il sesso fra Ani e Ray era intuibile, credo di essermelo aspettata sin dal loro primo incontro al termine della premiere, qualcosa nei personaggi e nel loro rapporto sembrava renderlo inevitabile. La scena iniziale rende solo più prevedibile quella finale, procrastinata a dismisura con uno dei soliti dialoghi che comprendono solo i diretti protagonisti, mentre tu resti interdetta sul divano.

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Ray ed Ani si lasciano andare dopo qualche bicchiere, mentre intorno a loro Vinci va a fuoco per gentile concessione di Frank e Paul Woodrugh viene ucciso. Eh già, ad un passo dal finale dobbiamo dire addio al personaggio più interessante – e più produttivo sul piano investigativo – senza neppure che la sua storyline abbia avuto una degna conclusione. Paul viene minacciato con delle foto che lo ritraggono nella notte trascorsa con Miguel; peccato che quella che appare come una questione personale – e in quanto tale accennata a Ray – sia in realtà collegata al caso Caspere: le foto erano state fatte da Dixon ed ora sono l’arma di ricatto per i documenti rubati dai detective al party-orgia. Come sempre Paul se la cava alla grande contro più uomini, ma quando la strada verso l’uscita dai tunnel sotterranei sembra libera da pericoli, è chiaro che lo stiamo per perdere; la luce dell’esterno fa tirare troppo presto un sospiro a Woodrugh, che viene colpito alle spalle dal poliziotto corrotto di cui parlava Irina: il tenente Burris. Mentre fidanzata e madre se ne stanno in silenzio in una stanza di motel, si conclude tristemente il ciclo di Paul, che paga così il suo unico punto debole: ha sempre lottato contro se stesso per essere l’uomo che la società vedeva in lui e la sola occasione in cui si è lasciato andare gli si è ritorta contro, attirandolo in una trappola apparsa senza via di scampo sin dal momento in cui è sceso nei tunnel. Sebbene Miguel esprima bene il concetto “If you had just been honest about who you are, nobody’d be able to run you”, non posso fare a meno di essere lieta che Paul – prima della fine – lo abbia trasformato nel suo scudo umano: non le avrà fatte lui le foto, ma è comunque un traditore!

“Everything is fucking”, così dice Vera ad Ani e alla luce di questa puntata non ha tutti i torti, vista la quantità di doppi giochi in ogni angolo, visibile o no. Perlomeno ora abbiamo inquadrato la situazione Caspere&Co. in preparazione del Season Finale, anche se la risoluzione del caso è forse ciò che mi interessa di meno, gran parte della mia curiosità per questa stagione – il cui livello non è mai stato elevato- se ne è andata con Paul Woodrugh.

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