True Detective – 2×08 Omega Station (Season Finale) – Recensione by R.

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Considerando l’andamento di questa stagione, non nego che l’idea di 90 minuti per il finale mi abbia un po’ preoccupata, tuttavia ho pensato che avrebbero potuto rivelarsi decisivi per assistere alla promessa “enormously satisfying” conclusione. Non mi sono annoiata, credo di aver capito ogni passaggio della storia – sebbene gran parte fosse già chiara nella scorsa puntata – e ho apprezzato alcuni momenti; ma rimango piuttosto lontana dal definirlo soddisfacente.

Un elemento chiaro di True Detective è che difficilmente il Bene vince sul Male, anzi più il secondo è oscuro più ha probabilità vicine alla certezza di uscirne vittorioso; un affresco della triste realtà del mondo degli esseri umani, a cui però Rusty nella prima stagione aveva dato un briciolo di speranza “Once, there was only dark. If you ask me, the light’s winning”. Stavolta ci viene tolto anche quest’ultimo. È vero che Ani affida tutte le prove ad un reporter perché è giusto che il mondo – e i figli di Velcoro in primis – sappia che i grandi eventi di Vinci sono stati “paid for in blood”, ma seriamente potremmo riporre una qualche fiducia di giustizia in quel reporter? Ma chi glielo fa fare su! In un mondo corrotto ad ogni livello, figurativo e letterale, come quello della cittadina californiana, era impossibile che i protagonisti si facessero strada con la giustizia ed era altrettanto poco credibile che ci riuscissero attraverso il proprio “worst self”, percorsi entrambi intrapresi.

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La prima via, seguita da Ray ed Ani, porta la totale chiarezza sul caso Caspere, dall’omicidio preterintenzionale del city manager ad opera dei due sfortunati fratelli Osterman ai retroscena della rapina del 1992; forse l’unico vero colpo di scena è scoprire che oltre ai diamanti, all’origine di quel reato c’era la diminuita discrezione di Mrs Osterman rispetto alla sua relazione extraconiugale con Ben: la donna infatti era nuovamente incinta di quest’ultimo, dopo che già da lui aveva avuto Laura/Erika. Una scoperta che scatena la rabbia di Leonard contro colui che la rivela, Holloway, finendo poi entrambi uccisi dagli spari delle guardie alla stazione. Le speranze di una giustizia formale e di fatto svaniscono qui: Holloway è sì morto, ma Leonard con lui, Burris è fuggito e le prove sono andate perdute; l’hard disk di Caspere si è autocancellato non appena i fratelli Osterman hanno provato a vederne il contenuto, Holloway non aveva portato all’incontro con Leonard i veri diamanti e le registrazioni fatte da Ray sono distrutte. L’azione bruta di Frank con annessa fuga in Venezuela, appesantita da ben 12 milioni di dollari e dai documenti recuperati al party-orgia, è l’unica chance rimasta per rendere una minima giustizia a Paul e a tutto ciò che i corrotti di Vinci hanno commesso. E perlomeno Semyon ha la soddisfazione di uccidere Osip. Tuttavia quando Ray e Frank si salutano, pronti per ritrovarsi giorni dopo in Sudamerica, sappiamo che quella è l’ultima volta che si vedono.

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Così come abbiamo la medesima impressione quando Frank e Jordan si figurano la loro reunion a El Obelisco, vestiti di bianco fra poche settimane. L’ultimo dialogo fra marito e moglie sembra voler consacrare lo sfortunato arco di Vince Vaughn in True Detective, con tanto di “You can’t act for shit” rivolto a Frank che fa la gioia dei tanti spettatori che hanno ritenuto Vaughn poco credibile nel ruolo. Una scena che mi ha ricordato l’addio di Edward a Bella in New Moon, con la fondamentale differenza che Jordan non crede nemmeno per un secondo a quell’improbabile recita. In molti credevano/speravano che Jordan si rivelasse l’ennesima traditrice di Frank, anch’io ho fatto un pensierino a quell’eventualità, però alla fine sono contenta che così non sia stato: l’ho sempre vista come qualcosa di più della moglie del boss, ma non in negativo, sarebbe stato troppo semplice e pure un po’ deludente. L’idea dell’incontro in Venezuela sani e salvi era fattibile quanto quella di Hannah e Dexter in Argentina ed infatti Frank la può sperimentare solo sotto forma di esperienza post mortem. Semyon viene accoltellato dalla banda di messicani a cui aveva promesso grandi affari nei suoi club, prima che questi gli fossero sottratti da Osip e li bruciasse; Frank potrebbe salvarsi con un milione di dollari, ma il prezzo del suo completo – e dei diamanti da 3,5 milioni in esso nascosti – è troppo per un passaggio fuori dal deserto: è lì che Frank muore per la pugnalata, dopo un’ultima camminata in cui rivive le prevaricazioni subite dal padre e da altri ragazzi durante la crescita, sino ad arrivare dalla sua Jordan, l’unica per cui lui era abbastanza così com’era.

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Il deserto per Frank, i boschi per Ray. Potrebbe andare dritto dritto da Ani e partire con lei per il Venezuela, ma ora che ha definitivamente accettato il suo “worst self” non può non dire addio al suo “best self”, il figlio Chad. Il saluto da lontano fra i due è il mio momento preferito, necessario e pericoloso al tempo stesso. È ovvio che la scuola di Chad sia il primo posto piantonato da Burris e i suoi, però forse la partenza di Ray con Ani, senza quello scambio di sguardi col figlio sarebbe suonata ancor più insoddisfacente di quanto accade davvero. Certo arriva la tremenda delusione del fallimento nell’invio dell’ultimo messaggio audio per il figlio, tuttavia il saluto di quest’ultimo sembra confortare Ray sul fatto che nonostante tutto, lui crede in suo padre e gli vuole bene: a Chad non serve il test del DNA per sentire che quell’uomo che tutti dipingono come un delinquente è il suo papà – vero padre, come scopriamo poi dal test fatto dalla ex moglie – e amarlo così com’è, tenendo sempre con sé il distintivo che gli ha regalato. In quel messaggio audio Ray dice al figlio quanto avrebbe dovuto dirgli già nel primo episodio quando aveva paura dei bulli a scuola: non spronarlo ad essere forte come lui e quei bambini, perché non lo sono davvero, Chad è già più forte di tutti loro “You’re better than me. If I had been stronger, I would have been like you. Hell, son…if everyone was stronger, they’d be more like you”. Ray cerca invano di inviargli quelle ultime parole mentre attira Burris nel bosco, finché viene ucciso da una miriade di proiettili; Velcoro muore senza sapere se quel messaggio è arrivato e soprattutto che Chad era davvero suo figlio, ma probabilmente al pari di quest’ultimo, l’ha sempre saputo. Con quella fuga tra gli alberi, Ray allontana Burris da Ani, la sua ora amata Ani. I due hanno fatto sesso, si sono raccontanti i reciproci oscuri segreti e adesso sono una coppia profondamente legata. Secondo Ani “I guess we saved each other’s lives”, è la definizione migliore, la giusta evoluzione del rapporto di questi personaggi da quando si sono incontrati di fronte al corpo di Caspere; la coppia Ray-Ani mi piace – compreso il fatto che da quell’unica notte insieme sia nato un figlio – tuttavia per quanto trovi sensato questo sviluppo della loro relazione, non posso fare a meno di considerarlo mal costruito, come se mancassero dei pezzi qua e là.

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Insomma, verso questo grande amore finale provo un po’ la stessa sensazione che ho per la stagione in sé: nel complesso non mi è dispiaciuta, ma poteva essere gestita molto meglio. Su Vince Vaughn le critiche sono già piovute a sufficienza, d’altronde se il personaggio si meritava la battuta di Jordan “So fuck your martydom” – che quoto in pieno – non era colpa sua. L’unico la cui storyline mi è sembrata ben esplorata è Ray, mentre per Paul e Ani mi sovvengono diverse questioni in sospeso: dalle rispettive famiglie alle lotte personali; forse Ani ha ottenuto una sorta di riscatto col figlio, malgrado continui a vivere da fuggitiva in compagnia di Jordan, ma Paul poveraccio? Perfino la dedica a lui della strada suona come l’ennesima ingiustizia – per tutti sarà morto per mano di quel delinquente dell’amico Ray.

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E non dimentichiamo coloro che hanno dato origine a tutto, i fratelli Osterman. Le loro vite sono andate distrutte in ogni senso quel giorno del 1992, destinandoli ad una vita disgraziata; magari avrebbero potuto fare scelte diverse, ma i protagonisti di questa stagione dimostrano che pure in quel caso il contesto può farsi beffa di ogni tua buona intenzione. Non hanno vendicato i genitori perché l’hard disk si è autocancellato immediatamente, Leonard è morto da criminale e Laura è partita verso Seattle per una nuova vita, lontano dalla prostituzione si spera. Una storia triste, però, per quanto uno possa essere sensibile, è difficile provare empatia per loro quando li abbiamo visti forse per cinque minuti ciascuno. Vedendo per la prima volta la loro foto da piccoli avevo pensato che si trattasse dei due Chessani, con i quali invece condividono solo il poco spazio nel racconto: nulla in più è stato detto su mamma Chessani, Tony uccide off screen il padre e la sorella assiste alla sua ascesa a nuovo Sindaco. Tra l’altro l’omicidio di Caspere non rientra in un complesso e significativo disegno di vendetta di Leonard e Laura, essendosi trattato semplicemente di una tortura finita male, che, per i giri in cui era coinvolto il city manager, ha innescato una cascata di eventi estranei e imprevedibili per i due fratelli. Neppure le maschere avevano un senso oscuro!

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Un caso che ha affascinato poco, con una spiegazione piuttosto deludente e una valanga di nomi da ricordare, appartenenti per lo più a corrotti senza pietà che ne sono usciti quasi tutti vittoriosi. Solo Osip e Holloway – finalmente anche per quest’ultimo ho potuto collegare la faccia al nome – hanno pagato con la loro vita, ma probabilmente apparendo al mondo come vittime; tutti gli altri hanno raggiunto i loro obiettivi: da Burris al capo della Catalyst, da Tony Chessani al nuovo Governatore/ex procuratore. Accompagnate dal più fidato degli uomini di Frank, Jordan, Ani e bebè si spostano per il Sudamerica, magari in attesa che quel reporter racconti al mondo la verità, sebbene dubiti che ci credano veramente. È con le due vedove che si chiude una faticosa stagione di True Detective. Il Presidente della HBO, Michael Lombardo, oltre alla promessa sul finale sopra riportata, ha affermato che la porta è aperta per una terza stagione con Nic Pizzolatto “I’d love to do another season with him. I think he’s spectacular”; riconosco che nonostante tutto, una nuova stagione non mi dispiacerebbe, ma aspettiamo eventuali news. Intanto possiamo star tranquilli sul fronte premi: difficilmente ci saranno candidature, quindi non dovremo andare incontro alle delusioni dello scorso anno quando da favorito assoluto True Detective si è portato a casa ben poco.

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